A ogni inizio d’anno si sovrappongono le tradizioni occidentali e quelle cinesi legate al nuovo ciclo dei mesi che ci attendono, e visto che stiamo per entrare nell’Anno del Cavallo di Fuoco ne approfittiamo per continuare la nostra carrellata culturale a tema.
Il materiale non manca, vista la ricca e lunga storia della Cina: anche in campo filosofico e morale .
Di tutti i grandi capi spirituali che hanno avuto influenza sul pensiero e la spiritualità di ogni popolo, Confucio è probabilmente l’unico che non si dichiarò mai messaggero di un dio né disse di avere avuto visioni sovrannaturali.
Era solo un uomo gentile, convinto che formando uomini migliori avrebbe finito per migliorare tutta la società.
Per educare i suoi allievi insegnava storia, poesia e norme del galateo: finì per diventare il padre di una filosofia di pensiero che, seppur in alcuni casi anche travisata, ha finito per permeare di saggezza e buon senso la cultura cinese sino ai nostri giorni.
Alcuni passi dei suoi scritti riportano metafore e aforismi riferiti ai cavalli, e un episodio in particolare della sua vita è letteralmente attaccato ad una questione equestre.
E’ legato al duca Lu, suo datore di lavoro negli anni in cui fece l’amministratore della provincia di Chung-Tu.
Era così bravo e onesto che la comunità prosperava e gli affari andavano a gonfie vele, troppo per i vicini che invidiavano la scelta fortunata del duca Lu nell’avvalersi di un così formidabile consigliere.
Cosa fecero allora questi invidiosi per diminuire l’influenza del saggio Confucio?
Regalarono al duca 80 splendide concubine e trenta magnifiche quadrighe, forti di centoventi destrieri tra i più belli dei regni circostanti.
Il duca si diede ai divertimenti e non diede più retta a Confucio, che non sentendosi più gradito si allontanò dalla sua corte.
Come dice un noto proverbio cinese: capello di donna lega anche l’elefante; per quelli sui cavalli vi rimandiamo alla prossima puntata.

























